L’infiorata

Questa è una di quelle storie di tanto tempo fa, che quasi quasi anch’io incomincerei con un bellissimo c’era una volta… E infatti, c’era una volta un grande bambino che aveva smarrito il senso della bellezza delle piccole cose. Il giovanotto era ACACIA di un uccello rarissimo, un multicolor volante, un pennuto doppia ala bianca, versione angela. Lo aveva conosciuto, ammirato, ma talvolta, anzi troppo spesso, non ascoltato le cose che gli aveva scritto su di un AGRIFOGLIO a quadretti, che teneva però sempre con sé, e che ogni tanto rileggeva, mordicchiandosi le unghie. Su quel foglietto, quell’angela aveva scritto delle cose bellissime, ma poi era sparita, d’improvviso. ALLORO un pomeriggio, ALTÉA, all’ora del tè, anzi a dire il vero dopo un breve riposino, decise che fosse arrivato decisamente il tempo di mettersi alla sua ricerca, giusto per farsi spiegare meglio le cose che aveva scritto. “ALYSSA!”, disse il paffutello, levandosi dal divano che esclamò un pacato smolleggiamento di gioia nel vederlo alzarsi con il viso di color AMARANTO dallo sforzo, non volentieri. Si vedeva che non aveva più i pensieri dolci di un tempo, erano rimasti solo quelli AMARILLI. “ANEMONE a fare ‘sto giretto, va’”, disse prendendo per la fibbia lo zaino appeso su un chiodo ANFISSA al muro. Ci mise dentro quel paio di cosette necessarie, una tisana dell’ANGELICA che non si sa mai, ANKUR un po’, visto che era un tipetto spavaldo, non timido, mica ANTEMIDE, di ANTHEA, che ARDISIA che non fa mai male e, più ARDITHche mai, decise di iniziare a calcare il sentierino. “AZALEA una bella ora per partire”, pensò tra sé e sé. “Ma chi non si HAZARda e rimane con il BAKUL sul divano, finisce sempre a fare la figura del BAO”, si convinse. Anche se, per quello che stava cercando il tempo non contava. Ma lui, questa cosa, non è che l’avesse capita ancora tanto bene.

La giornata era bella, come tu, quella volta là, BETULLA‘ appunto, mentre lui no, essendo acuminato come un BIANCOSPINO, anche se riusciva a malapena a mantenere quel BRIONIA che lo teneva in vita, nonostante la passione fosse CALANTHA e la palpebra già CALENDULA fin dal primo pomeriggio. E’ CALLA cosa che colpisce quasi tutti gli umani, CAMELIA reagire, d’accordo, ma come fare se hai la CAMOMILLA anziché il sangue che scorre nelle vene… Non lo so, ci vorrebbe una CANNELLA o qualCASSIA del genere, CRISANTO! In sella alla bicicletta del suo amico Mino, la CICLAMINO, peraltro non molto inCLIVIA nel prestagliela, tanto che si narra che partì un sonoro CRISANTEMO, una sorta di porcoCROCUS, insomma non saprei ora dirvi se CVETA o quale altra parolaccia. Si sa solo che Riccardino lo convinse per sfinimento, fino a quando Mino non gliela DALIAla bicicletta. Gliela DIANTHA comunque, alla fine. EDERAora, direte voi, impazienti come siete di conoscere dove mai l’ERANTHE fosse diretto. Sono d’accordo con voi e, pertanto, veniamo a noi. ERICArdino così partì, finalmente, basta con tutti ‘sti EVANTHE e indietro. E FELCE bene, ve lo assicuro, la gamba filava tanta, FILANTA, e lui, bello come un FIORDALISO che sembrava un FIORE vero, viaggiava alla velocità della luce che nemmeno Bartali avrebbe fatto meglio. Fu così che il mondo intero si accorse di questa spensierata bellezza che gli svolazzava addosso e nacquero i nomi che ancora oggi esistono, grazie a questa cosa: Fiorella Mannoia, Fiorello, il Fiorino della Fiat, la flora e la fauna, Sesto Fiorentino in Toscana, la Florida negli Stati Uniti e Floro Floris (si sa che noi italiani veneriamo il calcio). Agli inglesi, e mi scoccia ammetterlo, il merito per il più bel mescolamento di nomi, flower, fiore d’amore, con una bella doppia v a rinforzare il concetto. Ma si sa, loro avevano William Shakespeare. A quella velocità vinse la prima, ed unica, tappa, una tipetta alta circa un metro, cappello da mago compreso. Le maglie rosa erano finite. Gliene diedero una FUCSIA, ma lui fu contento lo stesso. Aveva fatto Ortisei (in Val GARDENIA) Catanzaro in un’ora, ventisei primi e diciotto secondi (antipasti, contorni, caffè, amari e coperto erano compresi nel prezzo).

“Ma che sta succedendo, che tutti GAROFANO festa?” chiese a GELSOMINO, parente alla lontana del suo amico Mino. “Ma non lo vedi?! E’ tutto un colore che gira! E’ stupefacente!”, gli rispose Gelsomino, invitandolo ad entrare in casa per un bicchiere di quello buono. “Ma GENZIANA? Altrimenti non ci vengo…” “No, ma GERANIO, e vedrai che tipo…”. Ma proprio lì, in GIACINTO di entrare in casa, sul GIGLIO del portone, Riccardino vide Genziana che scappava dalla GINESTRA. Gli girarono talmente che il Padre Eterno creò seduta stante il GIRASOLE, così, tanto per confondere le idee e calmare le acque. “HALELEHUA! Ho fatto proprio la figura dell’IBISCO, quello la pensa ma gli rimane solo lu frisco…”, mormorò il piccoletto. “IRISolviamo ‘sti problemi, stai tranquillo, che non la farai la figura del baKUK”, lo confortò l’amico. KUSUMettono male le cose, alcune volte, ma mai disperare, nemmeno quando si è disperati davvero, mi raccomando. Che anche se LEILANI, ovvero se lei e la sì e no, non bisogna mai mollare, mai. Se ci tieni, ovvio. E questo vale per tutte le cose, cose, come qualcuno ha il coraggio, li mortacci sua, di chiamarle. A MAGGIORANA ragione se parliamo di quelle che ci fanno stare bene. Che insomma, si stava a MAGNOLIA il fegato dalla rabbia, poiché più lo cercava, il pennuto dei suoi sogni, e più quello svolazzava chissà dove, come quella canzone di Gaber sulla libertà (che siete ignoranti se non l’avete mai ascoltata, sto scherzando… Poi però cercatela, è bella davvero).

E quindi via con i vari MALVAadarviaquestoequello, MANDORLOtrovi un altro come me ed altra robaccia di questo genere, o quasi. Quell’angelo si chiamava MARGHERITA, dolce come la MELISSA, fresca come la MENTAMIMOSAricorda più il resto… Che se ne era quasi fatta NAWRAgione, quando d’improvviso si chiese se avesse avuto un senso fare tutta quella PUA, così, tanto per fare o se invece non SAROJA stato il caso di essere leggermente più SANAZ di mente? Già, si chiese: “Sei un essere umano oppure SETHUNYA un bifolco?”. Che lei d’improvviso, ma ora iniziava a comprendere il perché, stava SHITA. Non TALIAva la corda, stava solo in silenzio, e lo guardava. Ed è così che capita a tutti nella vita, no? XOCHIPILLI bene oppure poi non devi lamentarti, se sbagli, anche se XOCHIQUETZAL o quell’altro tal continuano a chiamarle cose, così, tra una pacca e l’altra sulla spalla. YAARA già sera, mentre pedalava di ritorno verso casa, pensando ad un’altra giornata di ricerca andata persa, e non si era accorto che qualcosa di leggero si era appoggiato sul suo ZAINABZARAH stato anche qualcosa di leggero, ma sta di fatto che lo ritrovarono, dopo qualche giorno, sdraiato dalla fatica sotto un albero che dormiva, e sognava. Chi c’era, racconta ancora oggi che l’hanno ritrovato inzuppato di miele e che c’era tanto, ma tanto, profumo di menta.

Grazie a loro, gli interpreti del racconto (in ordine alfabetico): Acacia (dal greco akakiá, candida, innocente), Agrifoglio (dal latino aquifolium), Alloro (dal latino laurus, simbolo di vittoria), Altèa (dal greco althaia, salubre, risanatore), Alyssa (dal greco, assennato, razionale), Amaranto (dal greco amárantos, fiore che non appassisce), Amarilli (dal nome del personaggio delle “Bucoliche” di Virgilio), Anemone (dal greco ánemos, vento, fiore del vento; nella mitologia, ninfa che inseguita dal vento fu trasformata in fiore), Anfissa (fiore russo, dal greco anthos, fiore), Angelica, Ankur (fiore in hindi), Antemide (altro nome della camomilla), Anthea (fiore in greco), Ardisia, Ardith (prato in fiore in ebraico), Azalea (dal latino, terra secca, perché riesce a crescervi), Azhar (fiore in arabo), Bakul (dal nome di un fiore della mitologia hindi), Bao (bocciolo in cinese), Betulla (nome di origine gallica), Biancospino, Brionia, Calantha (dal greco kalos anthos, bel fiore), Calendula (dal latino calende, primo giorno del mese che fiorisce spesso), Calla (dal greco kalos, bella), Camelia (dal nome del botanico Josef Kamel), Camomilla (dal greco khámaimelon, mela nana), Cannella (dal latino canna, dal greco kánna), Cassia (altro nome della Cannella), Crisanto, Ciclamino (dal greco kykláminos, pianta di Ciclamino), Clivia, Crisantemo (dal greco chrysós, oro e ánthemon, fiore), Crocus o Zafferano (dal greco krókos, dall’arabo za’faran), Cveta (fiore in serbo, dallo slavo cvet, fiore, colore), Dalia (dal nome del botanico svedese Anders Dahl), Diantha (dal greco, fiore divino), Edera, Eranthe (dal greco, fiore della primavera), Erica (dal greco eríke), Evanthe (dal greco eu anthos, buon fiore), Felce (dal latino filix), Filanta (dal greco philantha, amante dei fiori), Fiordaliso (il fiore del Fiordaliso deriva dal nome proprio dell’eroina dell'”Orlando Furioso” e dell'”Orlando Innamorato”), Fiore, Fucsia (dal nome del botanico tedesco Leonhart Fuchs), Gardenia, Garofano (dal greco karyóphyllon), Gelsomino (dal persiano yasamin), Genziana (dal latino gentiana), Geranio (dal greco geránion), Giacinto (dal greco hyákinthos, giovane ucciso dal cui sangue nacque il fiore), Giglio (dal latino lilium), Ginestra (dal latino genesta), Girasole o Elianto (fiore che segue il sole, dal greco helios, sole e ánthos, fiore), Halelehua (dall’hawaiano casa del fiore di lehua, fiore della pianta ‘ohi’a), Ibisco (dal latino hibiscus), Iris (dal greco iris, arcobaleno), Kuk (fiore in finnico), Kusum (fiore in hindi), Leilani (fiore del paradiso, hawaiano), Maggiorana (dal latino marjorana), Magnolia (dal nome del botanico francese Pierre Magnol), Malva (dal latino malva), Mandorlo (dal latino amandula e dal greco amygdále), Margherita (dal greco margarítes, perla), Melissa (dal greco mélissa, ape), Menta (dal latino mentha), Mimosa (dal latino mimus, mimo, perché alcune specie si contraggono a toccarle), Nawra (fiore in arabo), Pua (fiore in hawaiano), Sanaz (fiore in persiano), Saroja (varietà di loto hindi), Sethunya (fiore in tswana, lingua africana), Shita (ebraico), Talia (dal greco thallein, fiorire), Xochipilli (principe dei fiori, in Nahualt, dio Azteco dell’amore, dei fiori, della musica e del divertimento, fratello gemello di Xochiquetzal), Xochiquetzal (petalo di fiore, in Nahualt, dea Azteca dell’amore, dei fiori e della terra, sorella gemella di Xochipilli), Yaara (caprifoglio in ebraico), Zainab (pianta fragrante araba), Zarah (fiore che sboccia, in arabo).

RT_20140830 ©

Da Filastroketistruck – Raccontelli e Filastrocche – 2017 – ISBN 9788892337435

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