Mer’am

Oh, mia schöne cittadina,
sdraiata, bequem,
tra qualche montagna e una specie di collina,
was ist mit dir passiert, sperem bem?

Miscellanea di Blumen, al sole appisolati,
di colori, odori e sapori,
un Regenbogen di sangue mescolati,
passato il tempo dei vecchi rancori?

Questa notte cammino senza allein, e quindi è solo te che annuso,
sotto i Portici, fino al Duomo,
incontro Trachten somatici diversi, ma senza muso,
come fossimo tutti figli della stessa donna e dello stesso uomo.

L’ho ben pensato, Lauben pensato appunto, che tu puoi,
anche se pronunci non solo “l’amore”, ma anche “die Liebe”,
e potresti dirmelo nella lingua che vuoi,
ma a me ricorderai sempre e solo la freschezza della giovane dea Ebe.

Ammiccatamente, zwinker ne avremo il tempo, piano piano,
ai ciarlieri politici passati, presenti e futuri,
come l’acqua del Passeier, che da molto scorre sotto il ponte Romano,
insegna loro che tutto fluisce e che, fermi, rimangono solo i muri.

Ora ti saluto e ti abb®acio starkforte,
a te, Mer’am, in questi anni di sfascismo d’inazion,
a te, che stanotte, senza chiavi, mi hai lasciato passare tutte le tue porte,
a te, bell’esempio, seppur perfettibile, d’Integration.

Es war einmal, e meno mal. Punt.
E a kapp (la k mancava, giacchè Punkt si scrive con la k).

RT_20180610 ©

Inedita

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