La sesta parete

Lei, ogni tanto, riusciva anche a scappare. Camminava e poi, ogni tanto, si fermava pure, appena la riprendevano per i capelli, ovvero la riacciuffavano. Gli succedeva solo quando era fuori, che dentro era solo questione di muri, soffitti e pavimenti. Tutto così pazzescamente bianco. Guardava avanti, dietro, a destra, a sinistra e, soprattutto, verso l’alto. Guardava le stelle, e le stelle guardavano lei. Finché inciampò in una radice morta di sete, nonostante fosse quasi attaccata al mare, per colpa di una lepre assetata, e cadde con il muso a terra, nuda. Così, banalmente, scoprì che esisteva davvero, lì fuori, anche la sesta parete. Quella per terra. Lei già lo sapeva, ma non riusciva a spiegarlo bene, quando ne parlava con i dottori. La riportarono dentro, la spogliarono, per lavarla, e dentro la tasca dei pantaloni trovarono un biglietto stropicciato, scritto con la terra, quasi illeggibile. Ma poi ce la fecero a leggerlo, i dottori ce la fanno sempre a leggere. Un po’ meno a scrivere.

Madre nostra che sei nella terra,
sia profanato il tuo nome,
non venga il tuo regno e non sia fatta la tua volontà,
come in terra così in cielo.

Non darci oggi il nostro pane quotidiano
e non rimettere a noi i nostri debiti
come noi non li rimettiamo ai nostri debitori
e inducici in tentazione,
imprigionati nel male.

Amen. Uman.”

Nel frattempo, la flebo sparava la prima goccia del solito cocktail endovenoso di PazzPur Forte 500 mg e StaTranquill 10 g. Ma lei pensava solo ad annusare l’aria, con la speranza di sentirne il profumo di fresco. Significava che l’infermiere innamorato le aveva, di nascosto, riaperto la finestra, per farla scappare un’altra volta.

RT_20180708 ©

Inedito

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