Che c’è bisogno e bi-sogno…

Il Liceo, anche ad Amoretto di Sotto (o a Mare, fa lo stesso), era un classico, un must sociale per tutta l’oramai ridotta all’osso categoria radical chic del paesello. Da lì erano usciti tutti i più bravi avvocati togati, ingegneri pionieri, medici cosa me dici, finanzieri banchieri, ed anche quelli bravissimi a farsi i cazzi propri, fin tanto da farsi ingabbiare, senza dare troppo nell’occhio, ma solo nel culo, poco poco, della povera gente. Il professor Gustavo Trippa la pippa, docente di filosofia, era noto per le sue prese di tangenziale, nel senso che, mentre faceva lezione, partiva in volo verso destinazioni extra moenia che spesso costringeva il bidellame della scuola a vere e proprie spedizioni avventurose alla ricerca del disperso. Il tutto tra la gioia dei ragazzi smartfonati, i quali, abbandonati a loro stessi, potevano sditazzare à gogo, parlando con quello del banchetto di fianco a colpi di emoticojon, o whatzappare con quella di dietro per chiederle se aveva voglia di accompagnarla al cesso per la risistemata dei quindici o sedici piercing che le trafiggevano la giovane carne. Era Lella la bella bidella che quasi sempre lo ritrovava, talvolta nello scantinato dove sbuffava la caldaia, o nel ripostiglio puzzole degli attrezzi in palestra o nel bagno privato di quel simpaticone di Alcide, il balle arìde presìde. Ma quel giorno, nonostante i numerosi richiami ricevuti, verbali e scritti, dal CSS (Consiglio Scolastico Soprammobili), Trippa la fece grossa, giacché fu ritrovato al capolinea della linea 9, stravaccato sulla poltroncina anteriore con Augusto, pilota di gusto, del lavoro Cavaliere, il ferrotranviere, il quale pazientemente lo stava ascoltando nonostante il suo turno fosse finito da più di cinque ore. La pelle sovradistesa, letteralmente in tensione, oramai trasparente tipo carta velina, dei du’ cugghiuni di Augusto, il quale stava iniziando a meditare seriamente su come sopprimere il professore che mitragliava Esopo e Platone, che persino Aristotele sarebbe svenuto dalla fatica nell’ascoltarlo, minacciava l’esplosione. Ma non ci fu il temuto botto testicolare, poiché il professore, senza peraltro nessun segno premonitore, stramazzò sul pavimento del tram. Chiamarono il 112, il nuovo numero per tutte le emergenze del pianeta, e il 112 arrivò. In Ape Car con marmitta al rumore di bombo peloso velenoso. Era l’ambulanza che il Sindaco aveva donato in modalità provvisoria alla Clinica “Buon Gesù, pensaci tu”. Giulivo l’infermiere cattivo scese in modalità marines dall’abitacolo e, carico di pozioni medicamentose che sembrava un narcotrafficante, invenò il professore all’istante e lo caricò sul cassone del potente mezzo in dotazione. E così, il povero Trippa, da peripatetico quale avrebbe voluto essere, con i suoi ragazzi vicino ad ascoltarlo, a fare domande, riflessioni comuni, ma anche, avrebbe sperato, extra comuni, si ritrovò solo con parte di quell’aggettivo: patetico. E disteso dentro un clinicalletto con tutto il CSS al suo capezzale, schermofilicamente fotografomorbosi sul caso del “poveretto, è andato fuori di testa…”, post it, 1000 like. Ma di notte Adele, l’infermiera dolce come il miele, visto che Giulivo l’infermiere cattivo, da buon paraculo raccomandato, lavorava part time solo la mezza giornata col sole, staccava tutte le flebo di Trippa, alzava il lenzuolo e delicatamente si aggrovigliava come l’edera all’omone e gli sussurrava all’orecchio: “Dai Prof, raccontamene un’altra…”, e come due bambini si addormentavano in mezzo ai lori respiri. E capitava che il Trippa sognava, facendo un casino terribile. E capitava che Adele sognava, facendo un silenzio terribile. E poi capitava che il Trippa e Adele si ritrovavano dentro lo stesso sogno. Quando due sognano la stessa cosa mi pare che si dica bi-sogno. Una mattina Giulivo l’infermiere cattivo, entrando nella stanza del Trippa per la ricarica medicamentosa giornaliera, trovò il letto disfatto, e vuoto. Adele non aveva bisogno di molto. Neppure il Trippa. Avevano bisogno solo di un bi-sogno. Dovunque siano, lasciamoli dormire a tutto touch, senza lo screen.
Comodino lampeggiante. Whatzappmamm: “Adele! Sveglia, la colazione è pronta!”
Due piccoli passi di Adele, giusto per arrivare in cucina.
Mamma, un nano secondo con lo sguardo distratto dal tablet: “No, dai, che sei grande! Lo sai che mamma non vuole che porti l’orsetto Trippa a tavola…”

RT_20180711 ©

Inedito

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: