Il ritorno del pescatore

Questo mondo sta diventando come via del Corso,
perduto il gusto di un solo morso, o di un solo sorso,
ognuno che beve e mangia a nastro,
ognuno dentro il suo disastro.

Vetrine ben agghindate e scintillanti,
ma, talvolta, con retrobotteghe inquietanti,
dove sembriamo tanti oggetti perfetti, alla moda,
e dove, in breve, da soli ci si loda e ci si s’imbroda.

Che, allora, tra le più grandi soddisfazioni,
c’è anche quella, ad esempio, di levarsi dai coglioni,
che, pure in periferia, al mercato dell’usato umano,
si trova qualcuno, anche se di seconda mano.

Tipo un qualcuno di pescato senza rete,
senza fame e senza sete,
che basta anche poco,
non esistono trucchetti in questo semplice non gioco.

Una capanna,
una canna,
una lenza,
tanta pazienza.

Ed un amo a forma di t,
dicendo a qualcuno: resta, sono qui,
un ti voglio bene, che varrà domani come valeva ieri,
insomma, un ti amo, ma di quelli veri.

RT_20180818 ©

Inedita

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