A’ggeni! (Oh, geni!)

A’ggeni! (Oh, geni!)

Era quasi come in questo tempo, tempo di cappelletti in brodo, ma s’erano dimenticati i cappelletti e quindi fu solo brodo, ma primordiale. Tutto ciò che ancora doveva venire a galla sguazzava libero, in allegra compagnia. Molecole più o meno aggregate facevano la corte agli atomi single, battitori liberi, senza legami, senza vincoli. Ed anche se nessuno di loro ci aveva capito ancora nulla, erano già me, te, lei, lui. Eh già, non lo sapevate? Che dentro quel brodino tiepido si incontrarono per la prima volta, in ordine alfabetico, così nessuna di loro se la prende, Adenina (A), Citosina (C), Guanina (G) e Timina (T). Quattro, che sembrerebbe una roba da trazione integrale. La realtà è che furono e sono, decisamente, qualcosa di molto di più. Ma tanto, di quel molto, di più. Tanta roba. Tanto di più, che è da lì che deriva il sostantivo genialata. Queste quattro cosette, tanto per farvela breve, gettarono le basi azotate addosso ad uno zucchero che passava di lì per caso, il deossiribosio, il quale, scansandosi, disse loro: “ma che fate, mica fosfato io!” Una comitiva di atomi di fosforo, lì nei paraggi, sentendosi coinvolti, si unirono tra loro formando, con un attacco di creatività degno del miglior markettaro, il gruppo fosfato, e via, senza fare tante manfrine. E bon, fatto il genoma. Che poi ‘sto genoma sarebbe l’insieme di tutte le informazioni genetiche depositate nella sequenza del DNA, contenuto nel nucleo delle cellule sotto forma di cromosomi. Fantasioso, elicoidale, artistico, simpaticone, il DNA non poteva durare a lungo così, bello libero e per gli affari suoi. Eh no! Fu arrestato, dalla Troika di allora, sotto forma di un lungo filamento a complessa struttura tridimensionale e rinchiuso, dentro il cromosoma. E fu chiamato acido deossiribonucleico. Fine dei giochi, sembra una bella Direttiva da Bruxelles, anzi peggio, un bel Regolamento immediatamente vincolante per tutti i membri, e stop, ma solo apparentemente. La Direttiva o il Regolamento, infatti, come del resto tutte le norme, non potevano prevedere l’imprevedibile. E l’imprevedibile fu, e vaffanculo alle regole. Che il DNA, oltretutto, era pure generoso. Quindi, in barba ad ogni forma di pensiero precostituito, così, puramente a caso, dentro il nucleo delle sue cellule, ogni essere vivente, appartenente ad ogni specie conosciuta, ricevette di diritto, altro che ius soli, il suo corredo. Ma non facciamo troppo i fighi noi umani, che di cromosomi non ne abbiamo neppure il doppio (46) di un pomodoro (24) e quasi la metà di un cane (78). No dico, giusto per rendere l’idea. Ora, considerata la sua già citata e famosa fantasia, DNA di filamenti ne creò due, associati tra loro grazie ai legami di ogni base con un’altra base sul filamento opposto. E, badate bene che non erano e non sono tutt’ora legami aleatori, tipo quelli del mondo moderno: da che mondo è mondo Guanina ama solo Citosina e Adenina vuole bene solo a Timina. Facile, quasi semplice. Loro sono roba semplice, fatte con un paio di atomi di Azoto, Ossigeno e Carbonio. L’Idrogeno funzia da Bostik della situazione, una sorta di reggi moccolo mentre le altre quattro si baciano permanentemente. In questa doppia elica c’è il libretto delle istruzioni di ogni organismo, noi compresi, inutile quindi sentirsi molto speciali, che non serve a nulla. Già perché, come tutti i libretti, anche questo si può leggere, ci si può leggere la meraviglia della vita. Tipo un rosario, questi filamenti si leggono a triplette e ad ogni tripletta letta… Taaac!, una precisa informazione per la sintesi delle proteine necessarie ad eseguire tutte le funzioni fondamentali di ogni cellula. Queste triplette si chiamano nucleotidi, così, giusto per la cronaca. Ora, al netto di quello che gli scienziati hanno definito junk DNA (DNA spazzatura), della roba fossile dei tempi del paradiso terrestre e che attualmente non funziona più, il nostro patrimonio genetico consiste complessivamente in una successione sterminata, o quasi, di oltre tre miliardi di triplette. Giusto per farsi un’idea, tipo un gigabyte, per quelli malati di computer, tipo mezzo milione di pagine dattiloscritte, per quelli malati come me, di scritture. Meno male che poi, di questi tre miliardi, il tutto si condensa in circa centomila sequenze significanti, dette geni, quelli veri, mica chi si crede di esserlo, tra noi altri. A, C, G e T. Ciò che siamo è determinato da miliardi di lettere in successione, a quanto sembra. E il bello è che la maggior parte di queste sono in comune tra ognuno di noi e solo una più piccola parte, circa cinque milioni, su più di tre miliardi, rendono me me e te te. Solo una piccolissima parte, quindi, ci differenzia l’uno dall’altro, ed è quella che manifesta le diversità del colore dell’iride, della pelle, dei capelli, delle razze, dei popoli. Ed è quindi solo questo minuscolo quasi uno per mille, quasi un nulla, che incredibilmente genera le sconfinate combinazioni che rendono, ognuno di noi, un fantastico esempio di lancio di dadi che, e lo sai anche tu, come viene viene. E questo tiro, questa specie di gioco, è così bello proprio perché ogni volta genera un risultato diverso, giacché non esiste un unico genoma identico, universale. Forte, no? E qui entra in ballo l’umano o meglio, quella parte dell’umano che non solo non comprendo, ma talvolta faccio pure fatica a digerire, tipo lo zampone di natale. Che se da un lato abbiamo il genoma e dall’altro i fenotipi, ciò che ognuno semplicemente è e basta, è il fenomeno tipo o tipo il fenomeno quello che, come uno zampone indigesto, ci ha messo lo zampino. Che è una linea sottile, lo spazio che esiste tra genoma e fenotipo, dove esistiamo noi, le persone, le idee, gli ideali, le visioni, le emozioni, le ideazioni, le creazioni, le scoperte. Tutti noi, nessuno escluso. E ci sono quelli che ad A, C, G e T hanno dedicato la vita, quelli che la stanno tutt’ora dedicando e quelli che la dedicheranno in ricerche nel campo della diagnostica, della prevenzione, della cura di altri noi. Spero che ce la si possa fare, prima o poi, a leggere in quel libretto di istruzioni, ma unicamente a fin di bene, cambiando magari l’attuale nostro concetto di medicina, di cura della malattia. Lo spero, perché quando vedo che a questo tema, il povero Pubblico ha lasciato ampi spazi di manovra al ricco Privato, quando vedo che tra i maggiori investitori c’è Google, oppure un tipo russo azionista di Facebook, nasce in me il pensiero più triste, poiché alla domanda su cosa ne farà mai, questa gente, dei dati del nostro genoma, la risposta che mi do da solo, scusate se molto prevenuta, forse un tantino anche pessimista, non è bella. Se sapranno che a Caio nell’Arkansas piace fortemente la mostarda di pere perché la tripletta AAG-CTA-TCG questo codifica, che faranno, manderanno bombardate di pubblicità di mostarda alle pere a tutti quelli nel mondo, da Tizio in Louisiana a Sempronio di Lagundo, i quali, secondo l’archivio dati in loro possesso (che al confronto ciò che ha scritto Orwell è una bischerata), hanno la medesima sequenza nucleotidica? L’essere umano è anche questo e purtroppo, forse sono stupido io, soprattutto anche questo. Con otto persone al mondo che detengono più del cinquanta per cento della ricchezza globale, cosa andiamo cercando, le favole? Spero comunque, infine, che questa volta, considerato che stiamo parlando del nostro libretto d’istruzioni e non di bagigi, magari OGM, così da renderli tutti belli uguali, a qualcuno venga la brillante idea che esistono, mica si sono nascoste, le cosiddette priorità. E non vorrei neppure discutere se è maggiormente importante salvare una vita, renderla migliore, oppure vendere, vendere, vendere per guadagnare, e basta. Ma ve l’ho detto all’inizio, ricordate? Era quasi come in questo tempo, tempo di cappelletti in brodo. Ecco, speriamo non incominci, ad opera di altri tipi di geni, il tempo, l’ennesimo, delle cappellate di frodo.

RT_20151122 ©

Da Filastroketistruck – Raccontelli e Filastrocche – 2017 – ISBN 9788892337435

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