Numeri primi

Tra loro lui è l’energia primaria, l’assoluto,
che quindi pure io rimango muto,
si dice infatti che è il numero 1,
così, tanto per dire, che non ce n’è per nessuno.

Ambiguo, doppio, il dialogo e il contrasto,
una tavola ben apparecchiata, ma senza pasto,
un numero da faloppe,
per gente che vale come il 2 di coppe.

Che non c’è il due senza il 3, il numero perfetto,
che ci sembra, dei numeri, di aver toccato il tetto,
tre, usato come simbolo del cuore,
ma che ne sa, un numero, dell’amore.

Mica roba a vanvera, è roba seria,
4, il numero della materia,
aria, acqua, terra e fuoco,
ma ve l’ho detto che non è un gioco.

Sembra non esista nulla di cui possiamo fare senza,
e dunque il 5, la quintessenza,
si aggiunge ai quattro elementi dell’universo,
tutto è un nostro simile, e basta con ‘sto diverso.

Mistico, il numero dell’ordine perfetto,
di biblica memoria la creazione, in 6 giorni, del tipetto,
la perfezione, ci piacerebbe, ma niente da fare,
mettiamoci in sesto, che siamo tutti da assestare.

Arrivati al 7, due ancora, ma ci riposiamo,
che mai, come vorremmo, lo facciamo,
felici, al settimo cielo, quasi come volare,
senza l’obbligo, di saper cosa dire, cosa fare.

E poi l’8, il simbolo infinito della legge del karma,
di tutto ciò che un po’ a tutti ci disarma,
chi di spada ferisce di spada perisce,
beato chi, fra noi, davvero lo capisce.

Il nostro cammino finisce con il 9,
e non ci servono dimostrazioni o, peggio, prove,
giacché una preghiera non deve farci pena,
che se ripetuta nove volte, la chiamano novena.

Lo 0 non esiste, quindi non portiamocelo dentro,
non diciamo, mai e a nessuno, io non c’entro,
che a farlo non diventi più astuto,
ma in realtà rimani solo uno zero, e pure assoluto.

RT_20130731 ©

Da Filastroketistruck – Raccontelli e Filastrocche – 2017 – ISBN 9788892337435

Filotto, il filo nello scatolotto

In questo scatolotto,
lì nascondiamo tutti l’andare d’amore e d’accordo,
con l’elastico che ancora non si è rotto,
che l’ultima volta che lo aprii, non ricordo.

Lì dentro custodiamo la purezza, un amor di madre,
la quale, per amor del cielo, non è una partita,
non si gioca mai da soli, e neppure a squadre,
ma è una storia lunga, incantevole, infinita.

Mostrare la polpa, sbucciandoci la scorza,
come si dice, essere un amore,
agire solo per amore, mai per forza,
che è tutt’altra cosa, non avere né amore, né sapore.

In questo scatolotto, riposto chissà dove e profumato di lavanda,
esiste il capo della matassa, il nostro filo del cuore,
dove, con pazienza, come in un’antica filanda,
iniziamo a filare, sul telaio, il perfetto amore.

Chiediamo ai bambini come fanno,
felici tra le luci delle giostre, in mano lo zucchero filato,
senza orgoglio, senza paura e senza danno,
che nessuno di loro mai, fino ad ora, solo per questo si è ammalato.

RT_20170126 ©

Da Filastroketistruck – Raccontelli e Filastrocche – 2017 – ISBN 9788892337435
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